(a cura dell'avvocato di fiducia della Harley Davidson Savona)
Avvocato Fabrizio Vincenzi
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Marzo 2008
Dopo qualche mese di assenza .......eccoci di nuovo insieme!
Vi segnalo qualche interessante decisione della Cassazione
Mai dare del dilettante, è ingiuria
Il termine "dilettante" deve considerarsi spregiativo, giacché indica una scarsa preparazione e
questo può far scattare la condanna per ingiuria. E' quanto stabilisce la Corte di Cassazione
(Sentenza n.8639 /2008 della Quinta Sezione Penale) spiegando che il termine 'dilettante',
spesso usato insieme ad 'ignorante' puo' avere un significato di dispregio "specialmente
quando si vuole evidenziare mancanza di adeguata preparazione in relazione ad attivita'
professionali". E' stata così confermata la condanna per ingiuria di una donna che inviato
un fax dando della "dilettante e ignorante" ad una allevatrice cui aveva affidato degli
animali che a suo dire erano stati tenuti in pessime condizioni igieniche oltre che alimentati
in modo insufficiente. In prima battuta il Giudice di Pace aveva assolto la donna ritenendo
che quei termini non avevano fatto altro che mettere in evidenza la mancanza di professionalita'
dell'allevatrice e la "inadeguatezza della prestazione". Di diverso avviso il Tribunale che nel
2005 condanna la donna per il reato previsto dall'art. 594 c.p.. Rivolgendosi in Cassazione la
donna ha rimarcato che ci sono frasi ben piu' gravi di quelle da lei utilizzate e che non
vengono punite perché facenti parte del linguaggio comune . La donna ha sostenuto inolte che
con quelle frasi aveva voluto metterne in evidenza la scarsa professionalita' visto che gli
animali avevano anche contratto una malattia. La Corte però ha respinto il ricorso affermando
che "rettamente il giudice d'appello ha ritenuto che le parole 'dilettante' e 'ignorante'
sono state usate insieme in senso spregiativo, perche' esse comunemente hanno un tale significato,
specialmente quando si vuole evidenziare mancanza di adeguata preparazione in relazione ad
attivita' professionali, come quella esercitata dalla parte offesa, allevatore di cavalli,
che richiedono sapere tecnico e cultura".
"Che c... vuoi" è reato!
Una delle espressioni tra le più diffuse, il classico "che c... vuoi" è finita al vaglio della
Cassazione che l'ha considerata come una vera e propria ingiuria. L'espressione, spiega la Corte
(sentenza n. 7656/2008 della Quinta sezione penale ) e' "sinonimo di disprezzo dell'uomo e della
sua dignita'". E' stata cosi confermata la condanna di un ragazzo di 26 anni reo di essersi
rivolto a dei poliziotti con la frase "che c... volete, chi c... siete". Il giovane ricorrendo
in cassazione aveva sostenuto che la sua espressione, così tanto diffusa, anche se scurrile
non dovrebbe considerarsi idonea a ledere l'onore e il decoro della persona cui era stata
rivolta. I giudici del Palazzaccio però hanno ritenuto che legittimamente "la Corte territoriale
ha argomentato che la frase rivolta agli operanti, oltre che triviale, ha una oggettiva idoneita'
a ledere l'onore ed il decoro del destinatario, tanto piu' nel caso in esame, apparendo evidente
il proposito di mortificare l'operato degli agenti, apostrofati, nell'adempimento del proprio
dovere, con un epiteto che e' sinonimo di disprezzo dell'uomo e della sua dignita'".
In materia di Autovelox...
La multa è nulla La Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione (Sent. n. 12833/2007)
ha precisato che deve essere data informazione agli automobilisti circa l'utilizzazione e
l'installazione dei dispositivi di rilevamento elettronico della velocità pena la nullità
della multa. I Giudici del "Palazzaccio" hanno infatti precisato che il disposto dell'art.
4 L. 168/02, che impone la comunicazione agli automobilisti in merito all'installazione e
utilizzazione dell'autovelox, deve ritenersi norma di "carattere imperativo, che non consente
all'interprete di disapplicarla in ragione di un'asserita, ma inespressa "ratio", che ne
limiterebbe l'efficacia nell'ambito dei rapporti organizzativi interni alla p.a.". Con questa
sentenza la Corte ha respinto il ricorso proposto dal Ministero dell'Interno avverso la
sentenza di un Giudice di Pace che aveva annullato una multa per eccesso di velocità per
la mancanza, sul posto, di cartelli indicanti la presenza di autovelox.
Ciao a tutti e buona Pasqua....a Nizza ! Naturalmente..!
Fabrizio